Yolaine Destremau / Le ribellioni

YOLAINE DESTREMAU
LE RIBELLIONI
Traduzione di Marta Giusti

qzerty/qwerty, 4
2015/2016, 288 pagine
13,00 euro 11,05 euro
978-88-98462-04-9

acquista

(sconto 15% e zero spese di spedizione.
non si effettuano spedizioni all’estero)

condizioni per librerie / fumetterie

 

Il libro

Lei ragazza, che sale e scende le scale al ritmo di pietre preziose, e negli occhi del suo navigato artista legge il sogno di un viaggio in altrove. O l’altra lei, che vende storie di carta ed è figlia del viaggio, quarant’anni a cercare il padre e ora sulla soglia dell’incontro. O infine lei, lei che è sabbia calda e poi danza, lei che è semina parigina della promessa di un amore e poi ritorno arabo al conforto dell’ombra – o invece lei, l’amica che torna a nascere sui rami del Grande Albero e rifiuta il distacco dal cuore.
Il fuoco che accomuna i racconti delle Ribellioni è dominato da donne che cercano una ragione, un colpo di coda per tornare alla vita o riscoprirne il senso. Presenze e assenze sfuggenti hanno la forma di uomini, che offrono loro uno specchio proiettato sul mondo intimo che le riguarda, sempre contaminato da un sentimento d’amore.
«Nuota fino a me» è la preghiera e l’invito che Yolaine Destremau regala al lettore con quest’opera in tre movimenti, il cui fulcro è nell’inquietudine e nella voglia di queste donne di scoprire la libertà, di vivere la propria femminilità, anche quando questa accarezza i confini del fragile, semplicemente perché non vi è altra scelta.
Dall’Italia alla Francia, dall’Arabia alle coste d’America, Le ribellioni è  la strada che percorre  quel­l’universo emotivo e tenace dove la voce che trionfa è quella di chi non ha paura di cercare, di chi non si ferma, nella battaglia per la conquista del sé. Nella scrittura della Destremau la bellezza è a portata di mano, una stanza accogliente dentro cui si può entrare di corsa o in punta di piedi, ma sempre e solo con un imperativo: bussate forte.

L’autrice e la scrittura

Yolaine Destremau, dopo un’infanzia nomade tra Africa del Sud e Argentina, vive oggi fra Parigi e Lucca. Per una decina d’anni è stata pittrice, poi si è consacrata interamente alla scrittura. Ha pubblicato sei romanzi, tradotti in svariate lingue. Questa è la sua prima apparizione in lingua italiana.
«Si scrive perché scrivendo sembra di avere potere sul mondo, di trasformarlo, potere sul tempo che passa. L’impressione di allontanare la morte, perché la scrittura, come la creazione, è vicina alla sessualità, al desiderio, al piacere, al godimento.
Si scrive per essere letti, perché si crede che essere letti sia essere amati. Si scrive per essere amati.
Poi in seguito si scrive perché non se ne può più fare a meno, la scrittura diventa una droga, che divora, e si vorrebbe liberarsene, ma allora ci si accorge che c’è qualcosa di ancor più difficile dello scrivere: non scrivere più.
E si inizia a vivere nel terrore non di abbandonare la scrittura, ma di essere da essa abbandonati.
Io scrivo per via di alcune parole, poche, una breve lista, balcone, coleottero, jacaranda, zucchero di canna, mantiglia, lichene, astragalo, ossimoro, e alcune frasi, lette tanto tempo fa, che sono entrate nel mio sangue, nella mia carne, nelle ossa, e scorrono dentro di me.
Scrivo perché non ho più scelta».

La copertina

In copertina: da  un olio su tela del 2014 di Michael Carson intitolato come la modella ritratta: Faith, Fede.
© 2014 Michael Carson.
Grazie a Michael Carson per la generosa concessione.

Spezie

Il tempo è un fanciullo che gioca (Eraclito).

Andrea Dei Castaldi / La cesura

copertina_la_cesura447x700

ANDREA DEI CASTALDI
LA CESURA

qzerty/qwerty, 5
2015/2016, 228 pagine
12,00 euro 10,20 euro
978-88-98462-05-6

acquista

(sconto 15% e zero spese di spedizione.
non si effettuano spedizioni all’estero)

condizioni per librerie / fumetterie

 

 

Il romanzo

Leonardo Cacciavento, dopo una lunga assenza, torna al paese natale, dove si trova impigliato in una noia burocratica: una firma che deciderà la sorte delle spoglie di un uomo mai conosciuto, suo padre.
Un mistero è il pretesto per restare, in una sorta di sospensione: dalla grande città che ha lasciato, dal paese di una madre senza più memoria, e poi da Trieste, limite in cui mondi diversi si sfiorano e si toccano, dove la verità da troppo tempo attende il disvelamento.
Come svolazzanti «brandelli di carta bruciata», i piani della sua vita si confondono, il ritorno è una fuga, lo stallo un’indagine. A strappi, lungo la ricerca sembrano aver ragione i gridi delle cornacchie, che stridono «Ma che importa?» contro il cielo. Eppure via via Leonardo sente sempre più netta l’importanza di una risposta che tagli la sospensione, ricomponga i passi interrotti sulla mappa.
La cesura è la storia di una ferita aperta e della sua cura, del costante dibattersi tra presente e passato cercando di salvarne le tracce, perché entrambi non siano affidati all’oblio. Tra la seduzione degli idoli e i richiami di nuovi amori, è però anche un diario di frontiera, dedicato al vento e ai confini: a quelli che ci separano dal futuro e a quelli che si devono necessariamente ripercorrere per capire chi siamo.
Il nuovo romanzo di Andrea Dei Castaldi, segnato dalle correnti del destino e illuminato da una prosa autentica e appassionata, è un tributo alla natura umana che non può prescindere dal semplice atto d’amore, qualunque sia la sua forma. Sempre.

L’autore e l’opera

Andrea Dei Castaldi vive nel borgo trevigiano di Asolo. Ha pubblicato il racconto Pelle, apparso nel volume Solo a cura di Raffaella Tancredi (Felici, Pisa 2011), e il suo primo romanzo, Finistère, ha inaugurato questa collana per Barta nel 2013.
«Mia madre aveva un negozio di fiori, e da ragazzo le davo una mano portando i mazzi di crisantemi e le piante di erica nel cimitero del paese. Spesso in quelle occasioni mi dilungavo a passeggiare tra le tombe e i loculi, affascinato soprattutto dalle fotografie sbiadite sulle lapidi più vecchie, e dalle storie che mi sussurravano all’orecchio. Credo che La cesura mi abbia trovato allora, quando stavo cominciando a capire quanto bene mi facesse togliere le briglie all’immaginazione, e a scoprire che a volte è sufficiente un volto, un nome, un dettaglio in apparenza trascurabile, per cogliere la miracolosa unicità di ogni vita. Qualcosa che vale sempre la pena raccontare».

La copertina

Un’immagine tratta da una xilografia di Kôshirô Onchi, Il tuffo (1932). Collezione privata.

Spezie

Le cose non cambiano; cambiamo (Thoreau).

Anton Čechov / Umoresche. A cura di Carla Muschio. Con uno scritto di Andrea Camilleri

copertina_umorescheANTON ČECHOV
UMORESCHE

A cura di CARLA MUSCHIO
Con uno scritto di ANDREA CAMILLERI

qzerty/qwerty, 2
2014, 228 pagine
12,00 euro 10,20 euro
978-88-98462-02-5

acquista

(sconto 15% e zero spese di spedizione.
non si effettuano spedizioni all’estero)

condizioni per librerie / fumetterie

 

Il libro

Chi conosce le opere maggiori di Anton Čechov forse si stupirà di trovare il nome del grande drammaturgo accostato a semplici racconti comici. L’«u­moresca», difatti, è un termine mutuato dalla musica, ove indica una canzone simile allo «scherzo», e in letteratura indica una miniatura umoristica in prosa o in versi.
Le umoresche di Čechov, databili tra il 1880 e il 1886, nacquero quando il giovane Anton aveva appena raggiunto la famiglia a Mosca dalla nativa Taganrog: si era iscritto all’università e doveva mantenersi e, se possibile, aiutare anche i familiari, economicamente fragili. Il «la» glielo offrì un fratello illustratore, che lo introdusse nell’ambiente delle riviste umoristiche: Čechov provò a scrivere per esse, e scoprì che gli riusciva assai bene. Negli anni seguenti produsse così una notevole mole di racconti (e qualche disegnino), quasi tutti inediti per il pubblico italiano.

«Desidero spiegare come ho raccolto i testi qui presentati. Avrei potuto, con intento filologico, tradurre tutte le umoresche di Čechov inedite in Italia, fino all’ultima virgola, così da allargare al massimo la conoscenza di uno scrittore tanto amato. Ho deciso invece di trascurare anch’io, come ha fatto Čechov, quei testi che hanno perso di attualità in quanto riferiti a fatti di cronaca, personaggi, realtà che non si conoscono più. Ho escluso anche i racconti che mi apparivano troppo elementari, dilettanteschi. Cosa è rimasto? Un florilegio di testi divertenti, allegri, leggeri, sottratti alla malinconia del mondo» (Carla Muschio).

Gli autori: Camilleri, Cechov, Muschio

ANDREA CAMILLERI, noto al grande pubblico per la sua attività di scrittore, è stato anche regista di teatro, televisione, radio, produttore e sceneggiatore. Oltre alle avventure del commissario Montalbano, alla sua penna si debbono affreschi storici «tra il dolce e il salso», libri di impegno civile e letterario, spietati romanzi della contemporaneità, informate inchieste storico-artistiche.
«Lo trovo un libro di divertentissima lettura e nello stesso tempo un fondamentale contributo per una migliore comprensione della complessità creativa di Čechov».

ANTON ČECHOV (1860-1904), scrittore e drammaturgo. La sua produzione narrativa consiste di una straordinaria quantità di racconti, permeati da una peculiare, impalpabile atmosfera. Come drammaturgo, Čechov rinnovò radicalmente il teatro con lavori quali Lo zio Vania (1900), Le tre sorelle (1901), Il giardino dei ciliegi (1903).
«Sì, a dire la verità, è difficile inseguire l’umorismo! Certe volte cercando l’umorismo […] senza volerlo sconfini nel campo del serio» (da una lettera all’editore N.A. Lejkin, 17 aprile 1883).

CARLA MUSCHIO, scrittrice, ha tradotto molti classici dal russo e dall’inglese. Questo non è il suo primo Čechov.
«C’era tanta neve. Acquistai per pochi rubli un CD intitolato Opere complete di Čechov da una delle bancarelle improvvisate che si trovano dappertutto a Mosca. Aprendo il disco scoprii che conteneva, oltre alle opere note, molti deliziosi testi umoristici rimasti miracolosamente inediti in Italia. Mi venne subito voglia di scegliere i più belli e di tradurli».

La copertina

In copertina: Ian Spurling, Il barone Tuzenbach in borghese (1930 circa), bozzetto per l’atto III delle Tre sorelle di Anton Čechov. Immagine © Ian Spurling Estate 1996, 2014 per gentile concessione del Barry Kay Archive di Londra.

Spezie

E’ la somma che fa il totale (Totò).

 

Patricia MacDonald / Il buio nell’acqua

copertina_ilbuionellacqua

PATRICIA MACDONALD
IL BUIO NELL’ACQUA

qzerty/qwerty, 3
2013, 352 pagine
14,00 euro 11,90 euro
978-88-98462-03-2

acquista

(sconto 15% e zero spese di spedizione.
non si effettuano spedizioni all’estero)

condizioni per librerie / fumetterie

 

 

Il romanzo

West Briar, lungo la costa di Long Island. Morgan Adair raggiunge l’amica d’infanzia Claire, che l’ha voluta accanto a sé e all’amorevole marito Guy Bolton in veste di madrina del piccolo Drew. Nonostante l’atmosfera festosa del battesimo sia offuscata dalla preoccupante depressione di Claire, alla fine tutto sembra risolversi e Morgan saluta l’amica per partire alla volta dell’Inghilterra.
Quand’ecco che una telefonata la costringe a tornare indietro: Drew e Guy sono morti, ed è Claire stessa ad accusarsi del duplice omicidio. Sola contro tutti, Morgan proverà a dimostrare l’innocenza di un’amica che per lei è più di una sorella, e a rispondere a due inevitabili domande: se non è stata Claire, perché ha confessato? E chi è il vero colpevole?
Erede delle gialliste britanniche e della grande tradizione del romanzo nero statunitense («Le Figaro Magazine»), Patricia MacDonald scandaglia i fondali della psiche con una scrittura la cui voluta scorrevolezza è al servizio di un intreccio disseminato di false piste, indizi fuorvianti, ripensamenti e capovolgimenti. I vicoli ciechi che sembrano inghiottire ad ogni passo l’ostinata indagine di Morgan Adair non sono altro che zone d’ombra di storie taciute, buchi neri infestati da mostri domestici, abissi da cui si distoglie lo sguardo prima che il buio restituisca il nostro vero volto.

L’autrice e l’opera

Patricia MacDonald, dopo una carriera nel giornalismo, ha esordito nella narrativa con The unforgiven (1981, nominato all’Edgar, uno dei maggiori premi dedicati alla narrativa poliziesca) e da allora ha continuato a pubblicare con regolarità e crescente successo. Vive nella piccola città di Cape May, New Jersey, di fronte all’oceano, col marito Art Bourgeau e la figlia.
I suoi romanzi sono tradotti in Giappone, Svezia e Francia (dove è costantemente in cima alle classifiche di vendita). In Italia è pressoché inedita, nonostante – secondo il parere di uno dei primi lettori italiani di questo romanzo – «l’unico problema della MacDonald sia che la gente la conosca». Provvederemo.

«Perché scrivo gialli? Né per far paura né perché mi piaccia essere spaventata. Scrivo per creare angoscia. Di angosce, dentro di me, ve ne sono molte, e sono queste che voglio creare nei miei lettori, e poi farle svanire. […] Di depressione postpartum ho sofferto un po’ anch’io, saranno vent’anni, ormai. E la prima a esserne stupita fui proprio io: mi ero sempre vista come una donna forte, capace, ed ecco che dopo la nascita di mia figlia stavo in pigiama tutto il giorno, piangevo di continuo… E poi, anni dopo, pensai che sarebbe stato un buon punto di partenza per una storia. E la storia la trovai» (da un’intervista a Patricia MacDonald in occasione dell’edizione francese del Buio nell’acqua, pubblicata sul sito Promenades littéraires).

La copertina

L’acquarello Il buio nell’acqua di Angela Viola, realizzato appositamente per il romanzo di Patricia MacDonald.
© 2013 Angela Viola / Barta.
Il sito di Angela Viola, che val più di una visita: www.angelaviola.com

Spezie

Le vecchie trasgressioni gettano ombre lunghe (Agatha Christie).

 

Andrea Dei Castaldi / Finistère

copertina_finistere

ANDREA DEI CASTALDI
FINISTÈRE

qzerty/qwerty, 1
2013, 236 pagine
12,00 euro 10,20 euro
978-88-98462-00-1

acquista

(sconto 15% e zero spese di spedizione.
non si effettuano spedizioni all’estero)

condizioni per librerie / fumetterie

 

 

Il romanzo

«Fu come se scostando una fronda ombrosa avesse svelato il precipizio accanto al quale camminava incauto da troppo tempo».
Quale scelta se la passione si presenta con la forza sovvertitrice di un’eclisse?
Davide era morto durante l’inverno in un incidente stradale. La sua fine prematura costringe tutti coloro cui era legato a ripensare la propria esistenza e a riscrivere le relazioni che li uniscono. Ma è il dubbio insostenibile che questa morte porta con sé a imporre a Giona, suo fratello gemello, un viaggio – quasi un inseguimento – per dare un senso a quanto di sconvolgente è accaduto.
Dall’Italia attraverso la Francia, Giona intraprende un percorso la cui meta non è solo l’annullamento di una distanza: il suo viaggio, reale e metaforico insieme, è nel divenire delle passioni, quelle lecite e quelle illecite, inconfessabili ad alcuno, che molto domandano a chi le vuole comprendere. E solo dove la Terra finisce, attraverso un’immersione catartica in acque oscure e profonde, desideri, sbagli e rancori potranno sciogliersi e assumere forme nuove.
Sullo sfondo di un romanzo dai molteplici piani narrativi, dallo stile classico e potente, sembrano echeggiare le parole di Andrea Pazienza: «Amore è tutto ciò che si può ancora tradire».

L’autore e l’opera

Andrea Dei Castaldi vive nel borgo trevigiano di Asolo. Finistère, scritto in più riprese tra il 1998 e il 2005 – periodo che non a caso definisce anche uno dei tre diversi piani temporali della narrazione – è il suo primo romanzo. In precedenza ha pubblicato il racconto Pelle, apparso nel volume Solo a cura di Raffaella Tancredi (Felici, Pisa 2011); e in seguito ha scritto i romanzi La cesura e Il demiurgo, di prossima pubblicazione presso Barta.
«Ritrovai sul fondo di un cassetto, durante un trasloco, cinquanta pagine dattiloscritte di un lungo racconto privo di conclusione abbozzato ai tempi dell’università. Finistère. Nella storia di Giona e nella sua ricerca della verità, oltre che di sé stesso, a molti anni di distanza colsi qualcosa di vivo e scalciante, tanto che allora mi prese immediata la curiosità del lettore e l’impazienza di saperne di più. E la mia sorpresa nello scoprirne i molti sviluppi, una volta che il racconto ricominciò a fluire, dopo che da lettore tornai a essere narratore, è ciò che ancora oggi mi lega affettivamente a questo romanzo, in cui ritrovo intatta l’inquietudine buona dei miei vent’anni».

La copertina

Una delle cartoline donate da Leonard A. Lauder al Museo di Belle arti di Boston, con la litografia del Nudo femminile seduto in acqua di Ichijō Narumi (1906).
Fotografia © 2013 Museum of Fine Arts, Boston.

Spezie

La bellezza ci può trafiggere come un dolore (Mann).

E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno (Goethe).

Audio

Un capitolo di Finistère in formato audio, realizzato da glstudio.

Recensioni

Recensione di Giovanna Maffoni su «Doppiozero», 30 novembre 2013.

[…] un libro che fa percepire la gravosità di essere vivi, ma anche la bellezza dei momenti in cui l’essere al mondo sembra la cosa giusta al momento giusto (cliccare qui per la recensione completa; in caso di problemi di collegamento, qui è conservata una copia in pdf).

Recensione di Anna Fogarolo su «Libri e parole», 17 febbraio 2014.

[…] un bel libro, un libro da leggere, una storia che difficilmente può lasciare indifferenti. Un dolore nascosto tra i ricordi dei tanti protagonisti forma un unico eco, mentre il narrare dell’autore diventa un vento dolce capace di svelare, foglio dopo foglio, la verità, verità che alla fine non disturba, non crea giusti e sbagliati,  ma solo anime di corsa (cliccare qui per la recensione completa; in caso di problemi di collegamento, qui è conservata una copia in pdf).

Commenti

I commenti dei lettori sono leggibili qui, con qualche indicazione su come scriverli.