La vita in arancione: Finistère sul «Sole 24 ore» e su «Pagina 99»

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Non si vede benissimo per la semplice ragione che sono un pessimo fotografo, e a darne notizia in questo modo riveliamo tutta la nostra giovane età editoriale, ma chissene & allegria: domenica 23 febbraio e sabato primo marzo sono usciti, sul «Sole-24 ore» e su «Pagina 99», quotidiani che hanno sfumature di colore arancione/arancione rosato assai simili, due lusinghierissime recensioni al nostro Finistère (e alla nostra casa editrice).
(Per inciso: ricordo, a chi si trova dalle parti di, la presentazione del libro a Firenze, venerdì, e a Lucca, sabato, con tanto di autore. Torniamo alla vie en orange ou presque).

Il primo articolo, a firma Stefano Salis (si deduce dalla sigla), è intitolato Eleganza fin da principio, è apparso nella prestigiosa rubrica «Cover story» del «Sole» e recita:

Chi ben inizia è a metà dell’opera, si dice. Io ho particolarmente apprezzato la copertina numero uno della casa editrice appena nata Barta (www.barta.it). Per il libro Finistère di Andrea Dei Castaldi, hanno scelto una delle cartoline donate dal collezionista Leonard Lauder al Museo di Boston. Elegantissima, una donna giapponese è colta di spalle mentre fa il bagno. Le pezzette rosse sono un tocco aggiunto (che continua in quarta) che si abbina al «segno» grafico della casa editrice. Progetto grafico di Barta e Andrea Filippin. Ottima la scelta della carta, un maneggevole Tintoretto neve da 250 gr di Fedrigoni. Continuate così. (s.sa.)

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Su «Pagina 99», invece [ora che ci penso: la recensione a Finistère è uscita sul celeberrimo domenicale del «Sole», cioè sul supplemento di cultura del quotidiano di economia per eccellenza; mentre «Pagina 99» si autodefinisce «quotidiano di economia e cultura»: tanto per dire di similitudini]… invece, dicevo, nella rubrica «Da leggere» è apparso un testo senza firma, intitolato La ricerca del senso, che recita:

Esordiente al suo primo romanzo, questa prova di Andrea Dei Castaldi è una bella sorpresa. Complesso ma non cervellotico, una scrittura puntuale ed efficace, è la storia di un viaggio che vuol esser l’annullamento di una distanza: il protagonista cerca il senso e la verità di un’assenza, quella del fratello gemello morto in un incidente stradale. Da segnalare anche la piccola casa editrice pisana, non solo per il merito del buon lavoro di ricerca fra nuovi narratori, ma anche per la dedica nel colophon: «Barta dedica questo libro ai lieti rovesci degli eventi intorno a una tavola nutriente di affetti, in tante notti brillanti e piovose, accanto a una piccola città; e a un banchetto al Salone del Libro di Torino di alcuni anni fa, vicino all’ingresso, con due case editrici conviventi». In bocca al lupo, al libro e al suo editore.

Che dire? Grazie al «Sole» e grazie a «Pagina 99», e viva il lupo che ha già mangiato.

Doppiozero / Giovanna Maffoni legge Finistère

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Una recensione di Giovanna Maffoni a Finistère di Andrea Dei Castaldi, pubblicata su Doppiozero, di cui siamo felicissimi e diamo notizia con ritardo un po’ sciocco: certe volte si vuol essere minimalisti e si finisce per essere minimi.
Comincia così:

Goethe non era un neoclassicista frustrato. Giona Domizi avrebbe voluto urlarlo in faccia a quel grasso professore con i capelli unti appiccicati alla fronte. Avrebbe voluto urlare che l’università non è un luogo dove acquisire coscienza della propria individualità, ma solo dove parcheggiarsi per un po’, illudendosi di essere speciali, fino a quando una pergamena dall’aria antiquata non suggella la fine degli anni in cui ci si può legittimamente sentire grandi in potenza. Ma Giona Domizi avrebbe voluto urlare più forte molte altre cose, che invece si teneva dentro, con il rischio di rimanerne soffocato. Davide, il fratello gemello, era morto durante l’inverno in un incidente stradale e a lui, il sopravvissuto, restava tutta la fatica di quelle cocciute funzioni vitali che proprio non volevano cessare di avanzare le loro quotidiane, onerose richieste. Finistère di Andrea Dei Castaldi è un libro che fa percepire la gravosità di essere vivi, ma anche la bellezza dei momenti in cui l’essere al mondo sembra la cosa giusta al momento giusto.

E continua così.

Finistère / Commenti

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Commenti ricevuti in vario modo sul romanzo di Andrea Dei Castaldi, Finistère, secondo la seguente modalità (ripetendo parte di quanto già detto qua): il primo commento lungo apparirà nella forma Autore del commento legge Titolo della pubblicazione, in un articolo a parte; tutti i commenti corti, ed eventualmente anche altri di quelli lunghi, sono invece riuniti a gruppi qui, per non ingolfare il sito.
Gli autori dei commenti corti sono indicati con nome per esteso e iniziale del cognome; e tutti i commenti son moderati, il che significa: per quelli interessanti con parolacce poco fantasiose, sforbiciati; per quelli malfermi quanto a punteggiatura, corretti (a gusto e a capriccio) se proprio si deve; per quelli inesatti, consegnati al dubbio; per quelli insulsi, buttati. Exultet (laicamente).
I commenti son divisi a schede, visualizzabili cliccando sulla relativa linguetta: in fondo alla prima scheda, un collegamento vi riporta a inizio articolo, e -tornati su- per proseguire nella lettura è sufficiente cliccare sulla linguetta della scheda successiva.

Commenti 1-5

Claudia H.
Bisogna superare lo scoglio della prima parte, anzi del primo capitolo. Che però ha dentro abbastanza mistero per spingerti a leggere oltre anche se il linguaggio usato spaventa un po’. Poi dopo la storia prende corpo e ti coinvolge fino in fondo, è un voltapagina. E’ una specie di giallo sentimentale. Bellissimo.

Roberta V.
Sconvolgente! Sconvolgente. Sono arrivata in fondo e ho capito che avevo letto un altro libro, mi ha fatto la stessa  impressione di quando ho visto Il sesto senso, in cui vedi una cosa e poi ti rendi conto che era un’altra. E’ anche uno squarcio molto brutto sulla realtà e trovo che l’autore sia stato troppo indulgente con alcuni personaggi. Forse perché sono una lettrice di gialli, ma i cattivi dovrebbero essere puniti! Almeno nella letteratura, visto che nella vita se la cavano sempre.

Luigi V.
E’ un libro senza età. Veste grafica curatissima, di quelle che aspettavo da tempo e che conferma il buon trend di alcune piccole case editrici in grado di reinventarsi senza andar dietro al chiasso americano, al titolo strillato e luccicante. Dentro la storia sembra scritta nell’800 e quasi mi son stupito quando ho sentito nominare cose tipo un’automobile o lo stereo. Unica pecca secondo me il momento lisergico: mi sa che l’autore avrebbe dovuto provare di più i funghi per descriverli bene, sono pagine che hanno un suono falso. Giudizio comunque tutto sommato positivo, aspetto il prossimo romanzo.

Laura L.
Andrea Dei Castaldi è di certo un ottimo padre o comunque lo sarà casomai non abbia ancora figli: perché se devo dire un difetto di questo romanzo così cesellato, veramente classico (certe pagine ricordano i grandi narratori americani di inizio 900) per prosa e nuovo e riuscitamente misterioso nel linguaggio, ebbene, questo difetto è il troppo amore che distribuisce in maniera egalitaria a tutti i suoi personaggi. Il protagonista è uno o sono tutti? Il romanzo non è amore familiare ma amore carnale e nell’amor carnale occorre a un certo punto fare preferenze. Ciò detto, è così bello che non pare nemmeno italiano. Un esordio ottimo, molto consigliato. Da sola già la veste grafica vale l’acquisto e il prezzo è molto modesto, cosa apprezzabile di questi tempi di crisi.

Nicola L.
Evitando di  spoilerare, ma la trovata che apre e chiude il romanzo sembra appiccicata con l’attak a romanzo finito e non ne capisco la motivazione, mi pare tolga qualcosa invece di aggiungerela con questo cerebralismo. Peccato perché in tutto il resto si sente il narratore di razza. Davvero è il suo primo romanzo? O è uno scrittore negli ultimi tempi diventato meno famoso che tenta con questa strada di tornare alla ribalta, con una casa editrice esordiente (????) che si presenta con un progetto grafico da grande casa editrice storica? Sarà un nuovo caso Roman Gary? Il tempo mi dirà se ho ragione (ho in mente un nome perfetto).

(altri commenti)

Commenti 6-10

Stefania P.
Finito ieri notte il libro, mi è piaciuto moltissimo, ed è un crescendo. Solo sulla prima parte ho dovuto forzare un po’, poi ti trascina. Quasi terapeutico.

Roberto P.
Questo è un romanzo romantico. Romantico davvero. Come alcuni quadri del romanticismo dove l’essere umano è schiacciato dalla maestosità della natura. L’uomo è piccolissimo sullo sfondo di un bosco o una cascata o una barca in fiamme. O ti fondi con la natura o affondi, il messaggio è chiaro. Difetto del romanzo? Personaggi stereotipati «da romanzo», a uno Zanna manca la maglietta dei Nirvana, alla riccona ti aspetti di sentir dire «Ambrogio» da un momento all’altro e anche tutta la comune hippy pare copiata da un Fragole e sangue. Qualità del romanzo? Il vero protagonista è fuso con la natura e ha 4 e non 3 dimensioni (chi leggerà capirà), spesso fa commuovere e le parti dove la natura divide e impera sono davvero letteratura. Soldi ben spesi.

Luca V.
Il libro non è granché, l’ho trovato un po’ pesante in alcune parti e squilibrato in alcuni svolgimenti. E poi la prosa è lenta e richiede troppo tempo di lettura. Non è il tipo di lettura che amo, manca la leggerezza e la saggezza di un Baricco ma anche la sua bravura. Però sulla libreria fa una bellissima figura!!

Franca M.
Il libro mi ha presa, alla fine volevo proprio vedere come si scioglieva la vicenda. E’ tutto molto curato, pero’ come voto scolastico gli darei un 7. La prosa ha a volte degli abbellimenti inutili. Insomma, si vede che e’ il primo libro. Poi pero’ viene il secondo, il terzo, sempre piu’ belli, dopo che il ghiaccio e’ stato rotto con il primo, e sono sicura che anche per Dei Castaldi sara’ cosi’.

Maria S.
Non un brutto libro ma nemmeno un capolavoro e non sono nemmeno sicura di averlo capito. In certe parti è confuso e quindi sono tornata indietro a rileggerle (cosa che odio!!!!!!). Poi dopo me lo sono riletto tutto. Forse alla fine m’è piaciuto visto che alla seconda lettura ho perso una stazione e sono scesa alla fermata dopo (20 km!).