Finistère / Commenti

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Commenti ricevuti in vario modo sul romanzo di Andrea Dei Castaldi, Finistère, secondo la seguente modalità (ripetendo parte di quanto già detto qua): il primo commento lungo apparirà nella forma Autore del commento legge Titolo della pubblicazione, in un articolo a parte; tutti i commenti corti, ed eventualmente anche altri di quelli lunghi, sono invece riuniti a gruppi qui, per non ingolfare il sito.
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Commenti 1-5

Claudia H.
Bisogna superare lo scoglio della prima parte, anzi del primo capitolo. Che però ha dentro abbastanza mistero per spingerti a leggere oltre anche se il linguaggio usato spaventa un po’. Poi dopo la storia prende corpo e ti coinvolge fino in fondo, è un voltapagina. E’ una specie di giallo sentimentale. Bellissimo.

Roberta V.
Sconvolgente! Sconvolgente. Sono arrivata in fondo e ho capito che avevo letto un altro libro, mi ha fatto la stessa  impressione di quando ho visto Il sesto senso, in cui vedi una cosa e poi ti rendi conto che era un’altra. E’ anche uno squarcio molto brutto sulla realtà e trovo che l’autore sia stato troppo indulgente con alcuni personaggi. Forse perché sono una lettrice di gialli, ma i cattivi dovrebbero essere puniti! Almeno nella letteratura, visto che nella vita se la cavano sempre.

Luigi V.
E’ un libro senza età. Veste grafica curatissima, di quelle che aspettavo da tempo e che conferma il buon trend di alcune piccole case editrici in grado di reinventarsi senza andar dietro al chiasso americano, al titolo strillato e luccicante. Dentro la storia sembra scritta nell’800 e quasi mi son stupito quando ho sentito nominare cose tipo un’automobile o lo stereo. Unica pecca secondo me il momento lisergico: mi sa che l’autore avrebbe dovuto provare di più i funghi per descriverli bene, sono pagine che hanno un suono falso. Giudizio comunque tutto sommato positivo, aspetto il prossimo romanzo.

Laura L.
Andrea Dei Castaldi è di certo un ottimo padre o comunque lo sarà casomai non abbia ancora figli: perché se devo dire un difetto di questo romanzo così cesellato, veramente classico (certe pagine ricordano i grandi narratori americani di inizio 900) per prosa e nuovo e riuscitamente misterioso nel linguaggio, ebbene, questo difetto è il troppo amore che distribuisce in maniera egalitaria a tutti i suoi personaggi. Il protagonista è uno o sono tutti? Il romanzo non è amore familiare ma amore carnale e nell’amor carnale occorre a un certo punto fare preferenze. Ciò detto, è così bello che non pare nemmeno italiano. Un esordio ottimo, molto consigliato. Da sola già la veste grafica vale l’acquisto e il prezzo è molto modesto, cosa apprezzabile di questi tempi di crisi.

Nicola L.
Evitando di  spoilerare, ma la trovata che apre e chiude il romanzo sembra appiccicata con l’attak a romanzo finito e non ne capisco la motivazione, mi pare tolga qualcosa invece di aggiungerela con questo cerebralismo. Peccato perché in tutto il resto si sente il narratore di razza. Davvero è il suo primo romanzo? O è uno scrittore negli ultimi tempi diventato meno famoso che tenta con questa strada di tornare alla ribalta, con una casa editrice esordiente (????) che si presenta con un progetto grafico da grande casa editrice storica? Sarà un nuovo caso Roman Gary? Il tempo mi dirà se ho ragione (ho in mente un nome perfetto).

(altri commenti)

Commenti 6-10

Stefania P.
Finito ieri notte il libro, mi è piaciuto moltissimo, ed è un crescendo. Solo sulla prima parte ho dovuto forzare un po’, poi ti trascina. Quasi terapeutico.

Roberto P.
Questo è un romanzo romantico. Romantico davvero. Come alcuni quadri del romanticismo dove l’essere umano è schiacciato dalla maestosità della natura. L’uomo è piccolissimo sullo sfondo di un bosco o una cascata o una barca in fiamme. O ti fondi con la natura o affondi, il messaggio è chiaro. Difetto del romanzo? Personaggi stereotipati «da romanzo», a uno Zanna manca la maglietta dei Nirvana, alla riccona ti aspetti di sentir dire «Ambrogio» da un momento all’altro e anche tutta la comune hippy pare copiata da un Fragole e sangue. Qualità del romanzo? Il vero protagonista è fuso con la natura e ha 4 e non 3 dimensioni (chi leggerà capirà), spesso fa commuovere e le parti dove la natura divide e impera sono davvero letteratura. Soldi ben spesi.

Luca V.
Il libro non è granché, l’ho trovato un po’ pesante in alcune parti e squilibrato in alcuni svolgimenti. E poi la prosa è lenta e richiede troppo tempo di lettura. Non è il tipo di lettura che amo, manca la leggerezza e la saggezza di un Baricco ma anche la sua bravura. Però sulla libreria fa una bellissima figura!!

Franca M.
Il libro mi ha presa, alla fine volevo proprio vedere come si scioglieva la vicenda. E’ tutto molto curato, pero’ come voto scolastico gli darei un 7. La prosa ha a volte degli abbellimenti inutili. Insomma, si vede che e’ il primo libro. Poi pero’ viene il secondo, il terzo, sempre piu’ belli, dopo che il ghiaccio e’ stato rotto con il primo, e sono sicura che anche per Dei Castaldi sara’ cosi’.

Maria S.
Non un brutto libro ma nemmeno un capolavoro e non sono nemmeno sicura di averlo capito. In certe parti è confuso e quindi sono tornata indietro a rileggerle (cosa che odio!!!!!!). Poi dopo me lo sono riletto tutto. Forse alla fine m’è piaciuto visto che alla seconda lettura ho perso una stazione e sono scesa alla fermata dopo (20 km!).

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Una reazione a Finistère / Commenti

  1. Maddalena Maffei ha scritto:

    “La cesura”. Ho letto d’un fiato “La cesura”, inizialmente turbata (e disturbata) da tutte quelle creature morte e moribonde. Il protagonista sembra girare in tondo senza costrutto, in una vita vuota, dove tutto appare grigio e senza senso, a cominciare da quella madre per la quale lui è diventato un estraneo. Anche il romanzo sembra girare su se stesso in quelle pagine.
    Poi, d’improvviso, si aprono davanti a Leonardo dei varchi: la ragazza antica e l’esumazione a Trieste di un genitore mai conosciuto.
    Così prende il via una spirale che sembra dare sempre più senso alla vita di Leonardo, che ormai va a caccia di tracce ventose, affidandosi all’istinto ed al destino legato al suo cognome (va’ dove ti porta il cuore), più che alla ragione.
    Le ultime pagine sono galoppanti nella drammaticità (che mi ha ricordato per i crudi rimandi il bel giallo La collera di Napoli) e nella festa finale, in cui vengono celebrati i valori del ricordo, dell’amicizia, dell’arte e del contesto: una Trieste finalmente amica, che lega le persone, invece di cacciarle via, come è accaduto per la mamma di Leonardo.
    Il solo valore che conti è l’amore che lega le persone: amore che va cercato ed inseguito – anche qui, al di là della logica -, come grande fattore capace di restituire senso alla vita.
    Così tutto nella vita di Leonardo si rimette insieme, come un puzzle inaspettato e meraviglioso, un dono che arriva da un destino buono.

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