Doppiozero / Giovanna Maffoni legge Finistère

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Una recensione di Giovanna Maffoni a Finistère di Andrea Dei Castaldi, pubblicata su Doppiozero, di cui siamo felicissimi e diamo notizia con ritardo un po’ sciocco: certe volte si vuol essere minimalisti e si finisce per essere minimi.
Comincia così:

Goethe non era un neoclassicista frustrato. Giona Domizi avrebbe voluto urlarlo in faccia a quel grasso professore con i capelli unti appiccicati alla fronte. Avrebbe voluto urlare che l’università non è un luogo dove acquisire coscienza della propria individualità, ma solo dove parcheggiarsi per un po’, illudendosi di essere speciali, fino a quando una pergamena dall’aria antiquata non suggella la fine degli anni in cui ci si può legittimamente sentire grandi in potenza. Ma Giona Domizi avrebbe voluto urlare più forte molte altre cose, che invece si teneva dentro, con il rischio di rimanerne soffocato. Davide, il fratello gemello, era morto durante l’inverno in un incidente stradale e a lui, il sopravvissuto, restava tutta la fatica di quelle cocciute funzioni vitali che proprio non volevano cessare di avanzare le loro quotidiane, onerose richieste. Finistère di Andrea Dei Castaldi è un libro che fa percepire la gravosità di essere vivi, ma anche la bellezza dei momenti in cui l’essere al mondo sembra la cosa giusta al momento giusto.

E continua così.

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