TITA PRESTINI
LA DOPPIA MORTE DELLA COMPAGNA SANGALLI
12x19 cm, 384 pp.
brossura cucita con bandelle
qzerty/qwerty, 10. 2020
ISBN 978-88-98462-21-6
15 euro
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«Un uomo di carattere, un poliziotto onesto»: così il comandante partigiano André giudica, mentre «è iniziato il dopoguerra», il giovane vicecommissario Settembrini, sbirro «un po’ per caso, un po’ per non partire militare», sempre in bilico tra un proprio caparbio ideale di giustizia e la stanca malinconia dei fatti del mondo.

A questo sgualcito nemico del crimine, il resistente André affida l’indagine sulla morte di Cesarina Sangalli, figlia di un ragioniere della Curia di Brescia, il cui corpo è stato trovato sulla ferrovia che unisce il lago d’Iseo e la città. Di questa morte «da nulla» tutto pare troppo semplice, giusto, aggiustato. E difatti la scarpa perduta dalla ragazza, lungi da essere solo una pietra d’inciampo sulla strada dell’archiviazione del caso, si rivelerà tessera di un mosaico complesso, circondato da un buio tanto fitto da permettere unicamente di intuirne i colori.

Così Settembrini, il poliziotto disarmato che non conosce le donne, non ha mai imparato a fumare e ha la passione del cioccolato, per fare luce sui molti fili e i pochi burattinai della vicenda deve archiviare innanzitutto il suo vivere cittadino e calarsi nelle complicate dinamiche di una piccola comunità, popolata di vedove allegre e ancor più allegri monsignori, baritoni in automobile e teste bionde, partigiani e contrabbandieri, mentre il clima languido ed estenuante del lago lo contagia, lo guida, lo cambia.

Nell’Italia incerta della primavera 1945, i destini di vinti e vincitori s’intrecciano fino a confondersi. Ma la ragazza uccisa, a quale gruppo apparteneva? E a Settembrini basterà risolvere il caso per sentirsi dalla parte della ragione?

TITA PRESTINI. Giornalista, si è occupato di editoria a Brescia e a Milano. Vive sul lago d’Iseo, scrive gialli e non fuma più.

Il giusto mezzo. Da qualche parte tra fottersene e creparci. Tra chiudersi a doppio giro di chiave e lasciare entrare il mondo intero. Non diventar duri ma neppure lasciarsi distruggere. Molto difficile.
Roman Gary

 

Allora mio padre mi sfidò a fare entrare il vitello nella stalla. Visto che si trattava di una resistenza ostinata e irragionevole da parte dell’animale, decisi di dargli la più ampia occasione di continuarla secondo quello che era chiaramente il suo desiderio. Di conseguenza lo posi di fronte a un doppio legame: lo presi per la coda e lo tirai fuori dalla stalla, mentre mio padre continuava a tirarlo verso l’interno. Il vitello decise subito di opporre resistenza alla più debole delle due forze e mi trascinò nella stalla.
Milton Erickson
RECENSIONE DI I.O. apparsa su Qui Brescia

 

Il senso di La doppia morte della compagna Sangalli, romanzo del giornalista bresciano Tita Prestini (Barta Edizioni, 384 pagine, 15 euro), è tutto giocato su quella parola, «doppia», che appare nel titolo e che determina il ritmo e il significato di tutto il libro. Si tratta infatti di una storia a due facce, che si muove su due registri, sempre.
E’ un giallo classico, denso di un’atmosfera decisamente noir, ma è anche un romanzo storico. Ti accoglie con una scrittura lenta e avvolgente, ma poi ti inchioda alla lettura serrando il ritmo degli eventi e dei colpi di scena. Ti fa amare i suoi protagonisti, ma non ti promette un finale consolatorio.
Anche altri elementi spiegano perché l’autore, durante la presentazione avvenuta all’ultima Rassegna della Microeditoria di Chiari, abbia definito il suo lavoro «una storia di frontiera».
Prima di tutto per il periodo in cui è ambientato – tra il 25 aprile e la fine di maggio del 1945 – quando l’Italia era alle prese con la devastazione post bellica e in attesa della ricostruzione, ma anche sospesa tra occupazione e Liberazione, dittatura e democrazia, monarchia e repubblica. Periodo di passaggio, appunto.
Poi per le persone, a cominciare dal protagonista: il vicecommissario Fabio Settembrini, un uomo saldamente in bilico, un poliziotto attraversato da poche certezze e moltissimi dubbi. E per tutti gli altri che gli ruotano attorno: militari stufi della guerra, borsari neri che si credono imprenditori, ladri che si definiscono commercianti, preti peccatori e maneggioni, vedove facilmente consolabili, ragazze alla ricerca di sé stesse. Uomini e donne ai margini, appunto.
Infine per il luogo: il lago d’Iseo a cavallo tra le province di Brescia e Bergamo, una terra sempre contesa tra Milano e Venezia e nella quale si sono affrontati guelfi e ghibellini, franco-piemontesi e austriaci, partigiani e fascisti. Zona di confine, appunto.
Insomma, La doppia morte della compagna Sangalli è un libro nel quale non esistono sicurezze, tranne il fatto che la lettura coinvolge e appassiona, anche se è presto per dire se il personaggio letterario del vicecommissario Settembrini diventerà un protagonista della nuova narrativa poliziesca italiana.
Ma questa è un’altra storia, una storia in più, per la quale aspettiamo la prossima indagine.


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