Memorie del suolo
Ci sono due modi per leggere la storia dello scrittore viaggiatore, ovvero il trentenne Walter Lazzarin che per promuovere il suo ultimo romanzo gira l’Italia con una macchina da scrivere Olivetti e scrive racconti inediti che regala ai passanti. Il primo modo, dicevo, può essere il seguente: un astuto operatore di auto-marketing che in mancanza delle consuete variabili che determinano il fato di un autore – talento, ispirazione e fortuna – inventa un modo per emergere. Ma questo, appunto, è solo il primo modo.
Il secondo modo è, invece, più romantico. Lo scrittore che trova in una dimensione picaresca e nomade la radica della propria scrittura. Si tratta di uno scrittore che dimentica le logiche del mercato per parlare direttamente al suo pubblico, ai suoi lettori e fa del dono il segno più puro della sua missione.
Ma c’è anche una terza via per vedere la faccenda. Questo uomo vive di poco. Questo ragazzo patisce la necessità della scrittura, l’indispensabile bisogno di procurarsi un pranzo, una cena e qualcosa nel mezzo. Ma queste son tutte conseguenze di una scelta, quella appunto di fare lo scrittore. Perciò la terza via valga come avvertimento per chi non è motivato a intraprendere la strada di vivere con le proprie storie. Ragazzi, è così: ci sarà da soffrire e povertà e privazione e magari anche solitudine, schifosa e misera solitudine. Niente trucchi da quattro soldi, diceva il saggio.
Filippo Polenchi